Turismo e Territorio  


DA VEDERE

la Chiesa Parrocchiale di Moriago, edificata sulle rovine di quella precedente distrutta durante la Grande Guerra, vicino al campanile, i resti di una torre medievale.
l'Isola dei Morti é un comprensorio boschivo steppico-arbore-arbustico tipico delle grave del Piave e di macchie ordinate di Pioppo nero, Ginepro, Salice, Corniolo e Biancospino.
L'area è ordinata in vie intitolate ai reggimenti che qui combatterono nella battaglia del Piave del 1918, queste confluiscono su una piazzale con monumento, cappella e cimeli della guerra;
una via porta al Piave, dove si possono studiare i ciottoli, i limi e le erosioni del fiume sacro alla patria; in questa zona viene ricordata la cruenta battaglia tra i reparti d'assalto del XXII° corpo d'armata, al comando del Generale Vaccari e gli Austriaci, questa battaglia fu decisiva per la vittoria finale.

LA CHIESA

La storia della chiesa di Moriago della Battaglia inizia con la prima attestazione del 17 maggio 1336 quando viene definita come cappella dipendente dalla Abazia Santa Bona. La prima attestazione vera e propria è del 1224 anche se senza titolo. È definita rettoria nel 1375 e già con cura d’amine nel 1447. Diverrà parrocchia sotto il Vescovo Michele Della Torre nel 1569. Sono attestati i primi rettori: Pre Simeone di Moriago nel 1335, Pre Giovanni di Moriago nel 1346, Pre Odorico nel 1367, Pre Leonardo nel 1382, Pre Domenico nel 1399, Pre Giovanni Paolo nel 1404, Pre Giovanni da Durazzo nel 1447, Pre Iacobo Pugliese nel 1449, Pre Lazzaro Veneziano nel 1483, Pre Lorenzo nel 1483, Chierico Bernardino nel 1495, Antonio Ottaviano de Marronibus nel 1536, Don Carlo Renio nel 1544-1547, Pre Pietro Bertazon da Pieve di Soligo nel 1557-1599. Le vicissitudini storiche più importanti si intrecciano attorno al ‘300. Dal 1370 al 1374 è documentato un lungo processo riguardante gli obblighi di pagamento della popolazione di Moriago al chiericato della pieve di Sernaglia. Si ricorda anche che nel 1370 il cappellano di Moriago doveva accorrere alla funzione del Sabato Santo e nel giorno di Pentecoste ma egli, insieme ai parrocchiani vi si portava solo in Quaresima. Viene ricordato anche che da almeno 60 anni i moriaghesi pagavano il quartese allo stesso chiericato. Nel 1374 la popolazione fu incaricata a pagare 38 ducati, nel 1374 vengono menzionati 21 uomini di Moriago. Nel 1382 è attestato anche il cimitero nel testamento di Francesco quondam (fu) Bonacorso da Col di Zottier nel contà di Zumelle che desidera essere sepolto nel cimitero di Moriago e indirizza alcuni lasciti alla scuola di San Lorenzo. Nel 1385 il falegname Altiniero da Vidor viene incaricato di costruire la Chiesa di San Leonardo. Nel 1399 attestata nuovamente la scuola di San Lorenzo con terre a Moriago in località Castelaz. Nel 1458 ristrutturazione della chiesa. Tutt’oggi sono murate all’esterno della chiesa di Moriago alcune lapidi: in una si può leggere “1458 sub regimine presbiteri Iacobi de Termula” e raffigurati anche i simboli dei Santi Leonardo, Caterina, Giovanni Battista, Antonio Abate, Bernardino, rispettivamente i ceppi, l’aquila, il braccio che battezza, il giogo da coppia e quello singolo e il motto IHS. Altra lapide possiede solo la data 1458 e la sigla I A (Iacobo Apulo, rettore). In una terza, difficile da leggere si scorgono i nomi dei mastri Zuane e Antonio (m.o çuani e m.o antonio fece). La quarta ripota invece un giglio stilizzato. Nella visita Pastorale del 1475 la chiesa era possidente di una croce, due calici d’argento, un messale, un libro per battezzare. Era anhe bisognosa di riparazioni. Nel 1550 viene attestato anche il fonte battesimale di marmo. Nel 1544-1547 annesso alla chiesa vi era anche l’oratorio campestre dedicato a San Marco.
La chiesa durante questo periodo era in possesso di opere d’arte di valore inestimabile: una tavola del Pordenone (ancora in possesso e attribuita a tale pittore nel 1822 da Antonio Canova che di ritorno dal Castello di Collalto sciolse con indiscussa facilità l’intricato dubbio di chi la voleva del Tiziano e chi del Pordenone. Prima della guerra era possibile leggere l’iscrizione sotto la pala: …. Altre opere erano una tela raffigurante la Madonna della Cintura del Frigimelica, una Addolorata dello Speranza, affreschi del Demin (Assunta). Sul Demin si legga anche in “Solighetto”.
Moriago ha avuto tragiche conseguenze durante la prima guerra mondiale: il paese, tutto distrutto, si presentava come un cumulo di macerie. La chiesa venne ricostruita sullo stesso posto dopo pochi anni da un progetto di Alberto Alpago Novello.
Nel 1924 venne anche preventivata l’iniziativa di decorare la grande cupola della parrocchiale che fin dalla costruzione era apparsa meritoria di decorazione. Il parroco, don Domenico Pancotto accettò la proposta di Antonio Zalamena e Eliodoro Vendramini. Il progettista della chiesa, Alberto Alpago-Novello, propose la figura di un valente pittore, Guido Cadorin. Don Pancotto, avendo già valutato lavori dello stesso Cadorin nelle chiese di Vidor e Col San Martino, non ne fu entusiasta. Ma arrivò la metà di luglio ’24 e si stipulò il contratto. Il Cadorin si mise al lavoro per il cielo blu della cupola avvalendosi dell’aiuto del pittore Zanzotto Giovanni di Pieve di Soligo e padre del noto poeta Andrea. Pure una scritta in latino tratta dagli Atti degli Apostoli ci illustra la scena della Pentecoste: “Seditque supra singulos eorum, et repleti sunt omnes Spiritu Sancto, et coeperunt loqui Apostoli variis linguis magnalia Dei, prout Spiritus Sanctus dabat eloqui illis” (Atti 2, 3-4). Terminato il lavoro del cielo si decise di sospendere il lavoro per il cattivo tempo e rimandarlo alla primavera del ’25. Questa volta si avvalse dell’aiuto del giovane Astolfo de Maria che lo aiutò nei lavori. Il Cadorin dopo aver avuto apprezzamento dalla Commissione d’Arte Sacra di Vittorio Veneto che ne approvò il bozzetto, si mise al lavoro. All’insaputa del parroco, fece posare per la figura dell’Apostolo Mattia niente di meno che il Sindaco di allora, Giovanni Durante, poi anche il giudice conciliatore, il farmacista ecc… La eco fu grande tanto che la stampa nazionale ne parlò e la popolazione gridò allo scandalo. Dopo non poche peripezie, e dopo che il Vescovo Mons. Beccegato scrisse più volte allo stesso Cadorin, il pittore fu invitato ad apportare le dovute modifiche agli Apostoli, rendendoli non riconducibili ai personaggi di spicco del paese. Ma Cadorin, dopo due ore di lavoro (e non avendo modificato più niente), se ne andò. Così giungono a noi ancora intatti questi affreschi. Piccoli interventi di restauro furono eseguiti dal pittore Clauco Benito Tiozzo nel 1975. Ora, dopo oltre 25 anni dall’ultimo intervento si sta aspettando per un restauro completo il cui costo si aggira intorno ai 400 milioni, oltre 2.000 Euro.
Pubblichiamo una relazione sullo stato delle opere della parrocchia ad opera dell'arch. Andrea Tonello

LA 'CASA FUNGO'

E' chiamata così, impropriamente, ma così è armai connotata dai moriaghesi e così abbiamo deciso di chiamarla. Si tratta di un fabbricato avveniristico, in centro a Moriago, in lottizazione 'Zanin', cui si accede da una laterale di via Degli Arditi, a pochi metri dal centro del paese. Ad idearla era stato Dante Vendramini, originario di Moriago, ma vissuto per lo più in Francia, dove aveva avuto successo come ingegnere aerospaziale. E proprio con tecniche e materiali di tale derivazione aveva ideato un sistema di fabbricazione di edifici modulari, con uno scheletro di calcestruzzo armato e pannellature di materiali compositi. Una di queste case l'aveva voluta per sè, a Moriago, e anche se il destino non gli ha concesso di vederla finita, ha lasciato pur sempre un'impronta particolare e una sorta di 'monumento' alla sua genialità. Che piaccia oppure no, la 'casa fungo' rimane un'attrattiva di Moriago e vale la pena passare ad ammirarla (capita spesso che studenti di architettura vengano a vederla e a prendere informazioni), anche perchè il nuovo proprietario, Lorella Zanetton, nell'ultimarla, pur non riuscendo per oggettive difficoltà a terminare il lavoro di Dante Vendramini con i materiali di derivazione aeronautica, ha saputo accostare sapientemente materiali tradizionali ai materiali avveniristici, creando esternamente e internamente un ambiente molto gradevole ed elegante. Fatta questa breve presentazione vale la pena cliccare sul link per vedere qualche foto.

TRADIZIONE E FOLCLORE

Moriago. Lo sviluppo industriale nel 2° Dopoguerra, col conseguente progresso economico, ha determinato la scomparsa dell’emigrazione. A ricordo di quel drammatico fenomeno, che ha inciso profondamente sulla vita della collettività moriaghese fino agli anni ’60, è stato inaugurato nel 1990 il primo monumento in Italia dedicato alla “donna emigrante”, un’originale realizzazione in bronzo.

Con l’avvento della civiltà industriale anche molte vecchie tradizioni sono andate scomparendo, mentre sono venute sviluppandosi altre manifestazioni soprattutto per iniziativa della Pro Loco. Fra le altre nell’ambito della valorizzazione dei prodotti locali, va citata la Mostra della Patata, ai primi d’agosto, con assaggi e pranzi a base di patate, dalla torta alla pizza.

Quella dei “Mamai” è certamente una delle tradizioni paesane più antiche. Tra il verde dei campi è possibile distinguere molte specie di piante e fiori non autoctone, arrivare qui grazie al Piave, che funge da veicolo impollinatore. Tra esse spicca, nelle Grave, per la forma curiosa e originale, la Stipa pennata o Lino delle Fate o Mamai, una graminacea con foglie setoliformi finemente scanalate. Il fusto tocca i 60 cm e la fioritura avviene nel periodo maggio - luglio mettendo in luce dei pennacchi piumosi ed argentei, lunghi anche 30 cm e attorcigliati alla base. Il pennacchio, bagnato nel latte di calce ed esposto al sole, diventa presto vellutato come la pelle del gatto, o meglio del mamao, termine dialettale col quale s’indicava qualsiasi tipo di pelliccia. I mamai hanno decorato da sempre le case di molti Moriaghesi che, per farli conoscere, hanno da alcuni anni ideato una vera e propria festa che si svolge in estate nell’Isola dei Morti.

i mamai la banda

Il corpo bandistico, da sempre particolarmente attivo, sorse nel lontano 1827. Complesso completamente autonomo, gestito dagli stessi componenti, esso fu formato, almeno fino agli anni ’30 del nostro secolo, solo da persone di Moriago e, salvo una breve parentesi, moriaghesi furono pure tutti i maestri che si sono succeduti nei 160 anni della sua storia. L’archivio della banda comprende ancora spartiti manoscritti risalenti alla fine del secolo scorso e al primo ‘900.

Mosnigo. Nel recente passato, ogni anno, in estate, si svolgevano a Mosnigo i “Giochi senza quartiere”. La Piazza Albertini, per l’occasione allestita di tribune, si trasformava per alcune sere in una pittoresca Plaza de Toros. I tifosi delle varie squadre, attrezzati di bandiere, striscioni e tam tam, non mancavano di sottolineare rumorosamente le prodezze dei beniamini e gli errori degli avversari. Le compagini di giovani, provenienti dai vari paesi limitrofi, dovevano dimostrare la loro bravura cimentandosi in giochi entusiasmanti, di fronte ad un folto pubblico, che attendeva da tempo impaziente. I giochi si rinnovavano di anno in anno: dal “tiro alla fune” nella quale si abbinavano la forza e l’intelligenza; al “minigolf con le uova” con la frittata sempre in agguato; dal “grappolo di mele” ai giochi del “fil rouge” giocati sopra la vasca d’acqua; dalla “mucca di cartapesta”, con la pancia piena d’acqua da mungere a bicchierini, ai “vermi” che dovevano strisciare carponi su una tavola girevole dalla superficie ingrassata sempre col rischio di essere rovesciati in acqua. In breve tempo si susseguivano nelle gare i paesi della zona, tutti tesi ad aggiudicarsi, senza risparmio di colpi, il trofeo in palio e scrivere così il proprio nome nell’albo d’oro dei giochi.

borgo franciascultore del legno al lavoro

(hanno collaborato Ivan Marsura -testi e foto - Chiara Breda - testi -)

chiesa di Moriago chiesa di Moriago a 360 chiesa di Mosnigo
isola dei morti a 360 piazza della vittoria a 360 isola dei morti a 360 piave a 360 panoramica a 360 panoramica a 360 piazza a 360

Qui di seguito possiamo ammirare alcune immagini gentilmente offerte da Thadee Sobon,