L'Isola dei Morti - visualizza l'isola dei Morti con la neve
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Il Luogo della Memoria - Presso l’Isola dei Morti, così chiamata dopo la guerra, (antecedentemente era un appezzamento di terreno presso il greto del fiume Piave che diviso in 16 lotti e spartito ad altrettante famiglie poteva dare compenso di un po’ di legna e fieno. Dopo la guerra andò in proprietà al Magistrato delle acque e poi alla Forestale, fino ad oggi), definita “Porta della Vittoria” poiché fu da qui che l’esercito si portò a Vittorio Veneto, si scorge l’amenità del paesaggio che richiama alla mente l’immagine di un vasto cimitero dove ogni ciuffo d’erba, ogni albero, ogni essere che popola questo lembo di terra, un tempo bagnato dal sangue umano, contribuisce a dare vita, a tener vivo un terreno inabitabile.

vecchia cartolina posa della prima pietra

Giuseppe Mazzotti nel suo “Treviso, Piave, Grappa, Montello” edito nel 1938 scriveva: “Il fiume disteso sotto la collina forma piatte isole di ghiaia, su cui crescono erbe simili ad alghe. Sulla più grande, di fronte al Montello, passarono gli Arditi del XXII Reparto d’assalto per attestarsi a Moriago all’alba del 27 ottobre 1918. La strada che fecero venendo dal Piave porta adesso il nome di “Via degli Arditi” e una piramide di pietre grigie in mezzo all’Isola ne ricorda i morti. Questa è appunto l’Isola dei Morti. Sul culmine della piramide vi è una croce fatta con paletti di reticolato, e tutto intorno, lungo un deserto argine, sulla ghiaia, le erbe, i cipresseti, le acacie sono morsi e piegati dal vento”. Moriago è anche il primo paese italiano liberato dopo la guerra. Presso il Mulino Manente si scorge una lapide con tale epigrafe: “Ali alle ali le crisi non si risolvono che al di là del Piave. Gen. G. Vaccari. Qui il 28 ottobre 1918 il Generale Vaccari pose il suo primo comando sulla sponda liberata”. Soprattutto nelle tre giornate del 27, 28 e 29 ottobre 1918 si svolsero i fatti più cruenti. “La lotta che si svolse nel territorio del Comune (di Moriago) fu il fulcro dell’azione decisiva che condusse a Vittorio Veneto e non a torto potrebbe chiamarsi la Porta della Vittoria” (da “Guida di Treviso e Provincia, 1926-1927). Durante gli anni ’20 fu eretto anche un cippo presso il luogo dove fu combattuta la cruenta lotta fra italiani e austriaci, proprio l’Isola dei Morti. Sul cippo sono murate quattro lapidi con versi tratti dalla canzone “La Sernaglia” di Gabriele D’Annunzio che durante la prima guerra mondiale combatté sul fronte. L’Isola dei Morti è uno dei luoghi più sacri in Italia dove ricordare i numerosi morti, altri luoghi si ritrovano a Nervesa della Battaglia, Pederobba, Redipuglia, ecc. Negli anni ’50 il parroco di Moriago, Don Pietro Ceccato (1908-1996), preventivò l’idea di costruire un Santuario dedicato alla Madonna proprio nei pressi di quel cippo eretto trent’anni prima. L’idea fu presentata anche al Vescovo diocesano di allora, Mons. Giuseppe Carraro, che ne approvò i lavori. La prima pietra del Santuario fu posta il 16 luglio 1961. I lavori continuarono per alcuni anni fino al 1965 quando il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo l’allora Vescovo di Vittorio Veneto, Mons. Albino Luciani che poi diverrà papa col nome di Giovanni Paolo I, consacrò con rito solenne l’edificio fra il gaudio dei moriaghesi e del Parroco Don Pietro Ceccato. Il Santuario in seguito fu abbellito da molta oggettistica sacra e arredi. Nel 1969 furono intagliati i portali di legno dallo scultore Mussner su disegno del moriaghese Enrico Tonello, posto il bassorilievo dello scultore Giardina su disegno di Bepi Modolo da Santa Lucia di Piave, donati due lampadari artistici in ferro battuto, uno rappresentate le tre caravelle, l’altro un elmetto sforacchiato. Pure un leggio in ferro ricavato da residui di filo spinato, un crocifisso ricavato da una bomba a mano e molte altre tra cui l’artistica acquasantiera, unica nel suo genere, che raffigura un soldato con l’elmetto in mano. È proprie quest’ultimo a fungere da acquasantiera. In una vetrina sono raccolti anche alcuni cimeli storici. Una campana del quattrocento fu donata dall’associazione “Ragazzi del ‘99” nel 1968. Levi Spadetto nelle sue “Poesie” edito nel 1976 in maniera rimembrativa così ci esprime la solitudine del cippo: “I combattenti ritti sull’attenti / gravi e solenni fissano l’altare, / dove del Piave echeggiano gli accenti / al suono di tamburi e di fanfare. / Vanno i pensieri ai giorni tenebrosi, / quando il cannone in mezzo alla fornace / cupo mieteva padri, figli e sposi / su questa terra che viveva in pace. / O benedetto suolo irrigato / da tanto sangue sparso umilmente, / se non verrà da te dimenticato. / Il sacrificio fatto atrocemente / dall’odio tra fratelli scatenato / allora morti non saran per niente.” Negli anni ’60 fu inaugurata anche una stele dedicata a E. A. Mario, autore dei versi della canzone “La leggenda del Piave”. Il 16 giugno 1991, in occasione del XX° di fondazione della Sezione Artiglieri di Moriago, fu inaugurato il monumento “Vita per la Pace” opera dello Scultore Marbal (Mario Balliana) di Fontigo. In questi ultimi anni si è molto parlato di questo luogo per i numerosi atti vandalici compiuti e in positivo della valorizzazione compiuta da Andrea Zanzotto e Marco Paolini che hanno elogiato la cura del greto e ricordato i numerosi caduti.

Il Cippo commemorativo. I caduti nell’isola negli epici giorni della fine di ottobre 1918 riposano oggi nel vicino Ossario di Nervesa, in cui l’epopea del Montello si riassume. Nell’isola essi sono ricordati dal rudimentale cippo, a forma di piramide, eretto in loro memoria. Costituito da pietre del fiume e saldate con calce, sulla sommità spicca una croce di filo spinato da reticolati, intrecciato nel doloroso simbolo cristiano intorno ad un elmetto contorto e arrugginito. La bianca lapide frontale reca le parole, tratte dalla Preghiera di Sernaglia, che D’Annunzio stesso ha dettato. Nel 1991 è stato inaugurato poco distante il monumento dedicato alla vita e alla pace.

Un personaggio della storia moriaghese che ha lasciato un'impronta di silenzioso eroismo è stato don Angelo Frare, di cui pubblichiamo uno scritto autografo eloquente per aiutarci a comprendere questa figura e la disperazione di quei periodi per le popolazioni del fronte. Leggi.

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(hanno collaborato Ivan Marsura -testi e foto- Chiara Breda -testi-)

vecchio progetto di realizzazione dell'isola